Bocca d'Ombrone

Marina di Alberese

Con il nome di “maremma” si indicano le zone costiere che, per il ristagno dell’acqua e per la loro particolare costituzione geologica, divengono paludose.

La Maremma Toscana ne è l’esempio più tipico, si estende dalla foce del fiume Cecina a quella del fosso Chiarone a sud dell’Argentario e, secondo alcuni, nell’alto Lazio, anche fino a Civitavecchia. La parte a nord di Piombino è chiamata Maremma Pisana, quella a sud, assai più vasta della prima e che meglio conserva i caratteri specifici della regione, è detta Maremma Grossetana.

La Maremma Toscana si estende nell’interno fino alle pendici occidentali delle Colline Metallifere , in qualche punto con una profondità superiore anche ai 40 chilometri. La costa, in generale bassa, è interrotta nella sua uniformità dalla montuosa Punta Ala, dai monti dell’Uccellina e dai promontori di Piombino e dell’Argentario, già isole saldate al continente; a est, la Maremma raggiunge le Cornate di Gerfalco e il Poggio di Montieri, superando talvolta i mille metri di altitudine. Nelle parti basse, il ristagnare delle acque fu condizionato dall’elevarsi dei cordoni di sabbia in dune o tomboli lungo la costa.

Paesaggio di maremma

Paesaggio maremmano

Geologicamente le colline della Maremma hanno costituzione abbastanza variata, con terreni sedimentari intramezzati, in alcuni luoghi, da rocce eruttive.

Storia di una bonifica

La Maremma Grossetana che in tempi remotissimi aveva visto nascere e svilupparsi ricche e potenti città etrusche, subì, dalla cadute dell’Impero Romano fino agli inizi del sec. XIX, un sempre più accentuato spopolamento a causa della diffusione inarrestabile della malaria che comportava l’impossibilità di qualsiasi dimora degli uomini e quindi di qualsiasi attività agricola e di lavoro.

Possiamo facilmente immaginare come, da questi condizioni, il paesaggio dovesse a poco a poco alterarsi nelle sue caratteristiche e trasformarsi in palude e acquitrini che allontanavano ogni forma di vita.

Così, per secoli e secoli, apparve la Maremma a chi si avventurava nei suoi pressi. Povere famiglie di butteri, ai quali non era offerta altra possibilità di esistenza, custodivano le mandrie di bufali.

I Granduchi di Toscana Pietro Leopoldo e Leopoldo II hanno il merito di aver iniziato nel 1828, dopo il secolare abbandono, una prima opera di bonifica, intrapresa con generosità di mezzi e con rara sapienza tecnica.

I lavori di bonifica continuarono anche dopo l’unificazione d’Italia, pur tra mille difficoltà ed ebbero una più energica ripresa  a partire dal 1905; i risultati furono notevoli, tanto che la malaria fu in parte vinta e così molti terreni poterono essere restituiti alla coltivazione permettendo nel contempo un graduale ripopolamento di tutta la zona.

Butteri maremmani

Butteri maremmani

Il 1951 segna una data importante nell’opera di bonifica: risale infatti a quest’anno l’istituzione dell’Ente per la Colonizzazione della Maremma Tosco-Laziale, che diede un vigoroso impulso alla trasformazione e alla riforma fondiaria. Vaste campagne che costituivano il 70% del territorio vennero in parte espropriate. I contadini ai quali la terra fu assegnata videro sorgere in pochi anni migliaia di case coloniche, decine di borghi, scuole, ambulatori, cooperative per la produzione associata di latte, formaggi, olio, tra il verde degli alberi messi a dimora, 4 milioni e mezzo di piante, in gran parte viti e ulivi. La grandiosa opera di bonifica obbedì a precisi piani di ingegneria idraulica e di tecnica agricola. L’acquedotto del Fiora, che si sviluppa secondo il progetto, per ben 800 chilometri, risolve il problema del convogliamento e della distribuzione delle acque. La meccanizzazione accellera rapidamente il processo di lavoro dei campi sottoposti ormai a colture intensive, i nuovi metodi di allevamento del bestiame aumentano il patrimonio zootecnico e quindi il benessere del contadino. Per fortuna in questi anni la conduzione di una politica rispettosa del territorio, nonostante i numerosi tentativi di cementificazione, ci ha restituito una provincia splendida che tutto il mondo ci invidia.